AMBIENTE

SOS tartaruga e lieto evento di ‘Caretta caretta’ tra i bagnanti

Molti i rischi in mare per le testuggini: plastica, pesca accidentale, eliche, imbarcazioni, cementificazione delle coste, cambiamento climatico. Ma forse c’è ancora speranza

I rifiuti plastici dell’uomo sono i terribili nemici che ammalano, soffocano e uccidono le tartarughe marine. Uno studio eseguito su oltre 560 Caretta caretta che vivono nel Mediterraneo centrale, ha mostrato la presenza di frammenti e resti di plastica nell'80% degli animali. Alcuni esemplari avevano ingerito fino a 170 frammenti.

Le testuggini scambiano i pezzi di plastica fluttuanti in mare per appetitose meduse, prede di cui vanno ghiotte. Per salvare gli animali in difficoltà recuperati dal mare e destinati ai Centri di recupero ogni minuto è prezioso. Senza considerare che la presenza di plastica sulle spiagge può compromettere anche le nidificazioni: la sabbia in cui mamma tartaruga depone le sue uova, in presenza di frammenti di plastica non mantiene la stessa umidità e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e sulla schiusa.

L'ultimo report del WWF ‘Mediterraneo in trappola’ ha evidenziato come il Mare Nostrum sia un bacino, semichiuso e piccolo, con le più elevate concentrazioni di microplastica presente negli oceani del pianeta, ben il 7%. La mortalità per le tartarughe nel Mediterraneo è stimata intorno ai 40.000 individui, un dato che segnala l'urgenza di salvaguardia per questi pacifici animali.

Si calcola che ogni anno decine di volontari, pescatori amici, veterinari, esperti e anche semplici cittadini, recuperino circa 900 esemplari di tartaruga marina, grazie alle collaborazioni con i Centri di recupero esistenti sul territorio nazionale; in Sicilia l’Area Marina Protetta delle isole Egadi (Favignana) e il Centro di recupero di Lampedusa.

"Abbiamo invaso il Pianeta Blu con gli scarti dei nostri 'stili di vita' rendendo la vita di cetacei, tartarughe marine e altri animali sempre più difficile. Il minimo che possiamo fare è non solo cambiare le nostre abitudini, ma anche prenderci cura e restituire la libertà agli animali intrappolati, impigliati negli ami o nelle reti, soffocati e malati per colpa della nostra insostenibilità". - dichiara la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, che aggiunge - "E' fondamentale l'aiuto di tutti per proteggere queste specie che abitano il mare prima ancora dell'Homo sapiens, perché il futuro dei mari dipende anche dal buono stato di salute degli esseri viventi che lo popolano".

La Caretta caretta è considerata una specie a rischio di estinzione e malgrado i crimini ambientali operati dall’uomo, gli eventi verificatisi quest’estate nelle coste siciliane, accendono un barlume di speranza. Si va dalla schiusa di un nido di tartaruga marina riscontrata alla foce della Riserva Naturale Orientata dell’Oasi del Simeto (CT), a quella documentata nell’arenile della Riserva Naturale Orientata Saline di Priolo (SR), fino alla sorpresa capitata nei giorni scorsi ad alcuni bagnanti della spiaggia del comune di Erice (TP), dove i presenti sono stati testimoni di una nuova nascita, infatti, hanno assistito, al colmo della meraviglia, all’uscita dal nido di 10 tartarughine della specie Caretta caretta.

Grazie alla nuova sensibilità germogliata negli umani è partita immediatamente una gara per aiutare e proteggere i piccoli che si affannavano a raggiungere il mare, chiedendo l’intervento degli uomini e delle donne della Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco, che giunti sul posto, hanno potuto constatare, dai video realizzati con gli smartphone dai presenti, che l’evento si era svolto nel migliore dei modi e senza interferenze.

A tal proposito, Donatella Bianchi dichiara: "Da nord a sud aumentano di anno in anno i siti di deposizione della Caretta caretta. Le schiuse spesso avvengono durante il giorno sotto lo sguardo incredulo ma protettivo dei bagnanti: i numerosi video e selfie postati in rete dimostrano che le nostre campagne di sensibilizzazione sono state efficaci”.

Il proliferare delle nidificazioni, la scelta delle nostre spiagge da parte delle tartarughe marine, l’aumento della loro presenza, vorrà dire qualcosa? Che in Sicilia, forse, ci sia aria nuova? Beh, noi ci auguriamo che sia proprio così.

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