COMMEMORAZIONI

Palermo, 36mo strage via Carini, memoria, conoscenza e un’antimafia ‘domestica’

Le dichiarazioni di Nando Dalla Chiesa e di Leoluca Orlando tracciano il percorso che oggi deve essere fatto per contrastare e isolare la subcultura mafiosa

“Non c’è soltanto il ricordo di ciò che è accaduto, c’è la voglia di fare della memoria una spinta per andare avanti, per conoscere, per studiare e per impegnarsi”. Lo ha detto Nando Dalla Chiesa ricordando a Palermo il padre, Carlo Alberto, nel 36mo anniversario della strage di via Carini. Nando Dalla Chiesa è arrivato a Palermo con una trentina di studenti e ricercatori universitari di Milano.

“Oggi - ha spiegato - ci sono studenti e ricercatori di Milano che stanno facendo studi sulla Sicilia, ciò testimonia che questi argomenti non sono solo temi siciliani ma riguardano tutta l’Italia. Loro vogliono sapere e fanno molte domande, conoscono bene la storia, hanno già fatto un corso di sociologia della criminalità, ma sanno che è una materia che può essere capita meglio andando a parlare con le persone, andando a visitare i luoghi e rendendosi conto di persona delle atmosfere, degli ambienti”.

Alla domanda su cosa sia rimasto oggi dell’impegno del padre e di tanti altri esponenti dello Stato uccisi per mano mafiosa, Dalla Chiesa ha risposto: “E’ rimasto un modo particolare di vedere le istituzioni, quello che rimane è il senso delle istituzioni che va coltivato e va trasmesso, perché molti dicono di averlo, ma in realtà non tutti ce l’hanno”.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, a margine dalla commemorazione, ha sottolineato come sia importante oggi collegare al delitto di via Isidoro Carini quello di Don Pino Puglisi.

“Dalla Chiesa, e 25 anni fa, sempre a settembre e sempre a Palermo, Don Pino Puglisi. Io credo che quest’anno collegare il sacrificio del Generale Dalla Chiesa e il martirio di Don Pino Puglisi sia il modo migliore per ricordare e fare memoria di quanto sangue e quanto sia costato l’impegno di liberazione di questa terra, ma anche al tempo stesso dobbiamo esprimere gratitudine a due persone, che certamente in posizioni diverse, quella dello Stato e quella della Chiesa, hanno dato un contributo forte per la liberazione di questa città dal governo della mafia. La mafia c’è ancora - aggiunge il sindaco -, ma non governa più, non ha più il volto dello Stato, e la mafia ha sempre approfittato dell’isolamento, dal procuratore Scaglione a Don Pino Puglisi, dell’isolamento rispetto ai loro mondi di riferimento di chi contrastava la cultura mafiosa. Oggi penso che il compito sia di ciascuno di noi, non abbiamo bisogno di rappresentanti dell’antimafia ma abbiamo bisogno di un’antimafia domestica quotidiana fatta di piccoli gesti che servono per isolare la subcultura mafiosa”.

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